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Il sorprendente viaggio della farfalla Monarca.

Le ali dei lepidotteri, come il resto del corpo, sono coperte di scaglie minute che conferiscono a questi insetti la tipica colorazione sgargiante: d'altronde lo dice anche la parola visto che il loro nome (lepido, scaglia, e pteròn, ala) significa letteralmente "ali con le scaglie

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Il ciclo vitale di questi insetti facenti parte della famiglia dei Lepidotteri, passa attraverso quattro, differenti stadi: uovo, bruco, pupa, adulto.

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Il bruco esce dall’uovo ritagliando la parte superiore del guscio e spingendola all’infuori. Una volta uscito, il bruco si nutre del guscio dell’uovo che gli permetterà di sopravvivere fin quando non avrà scelto la sua pianta ospite (Asclepias curassavica ).

Una volta scelta, il bruco vi si attacca fino a diventare parte del suo stelo, tessendo un cuscinetto di seta sottile. Da questo fuoriesce la pupa o crisalide che abbandona, sulla pianta, la vecchia pelle. Dopodiché, l’involucro della pupa si fende e da esso fuoriesce la farfalla le cui ali hanno bisogno di espandersi adeguatamente prima che essa possa cominciare a volare. L’adulto non è altro che la farfalla completamente sviluppata che, a differenza del bruco che si nutre di foglie, per sopravvivere ha bisogno di succhiare il nettare dei fiori. Dimensioni: 10-11 cm, Peso: 27-75 g.

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La maggior parte delle farfalle vive da qualche settimana a massimo 2 mesi ma quando nasce la quarta generazione, alla fine dell’estate, questa risulta essere attrezzata per sopravvivere dai 6 agli 8 mesi. Un’ulteriore curiosità è che la quarta e ultima generazione manca della funzione riproduttiva, come se la Natura avesse deciso di evitare riproduzioni “inutili”.  .

Solo le farfalle nate a fine estate o inizio autunno migrano, compiendo un unico viaggio di andata e ritorno.

    

 

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Gli adulti cominciano a trasferirsi verso sud dai luoghi di riproduzione settentrionali in luglio, ed entro la fine di settembre è possibile osservare  grossi nugoli di insetti in volo. Sembra che si muovano solo con la luce, alimentandosi lungo il percorso, e che si mantengono nel complesso a una media altezza procedendo costantemente verso meridione. 

 

 

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Il percorso più lungo compiuto da un insetto e documentato è di poco inferiore a 3000 km in uno spazio di tempo di 130 giorni. Esistono opinioni diverse sulla distanza coperta in volo dalla media degli individui e su come ciascuna migrazione sia costituita da brevi trasferimenti successivi da parte di individui diversi.

 

Di notte e in condizioni atmosferiche incerte le farfalle si posano sugli alberi, spesso in grossi gruppi .La  maggior parte degli spostamenti ha luogo lungo gli Stati Uniti orientali e anche sulla costa occidentale, benché siano state osservate migrazioni sui passi montani, spesso a più di mille metri di altitudine. Molti indizi raccolti suggeriscono che gli insetti sono in grado di dirigere il volo, anche in presenza di vento di prua di 15 km all'ora.

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Sono stati spesso individuati esemplari spinti verso sud da un forte vento del nord; ciò implicherebbe che in ultima analisi la meta finale del viaggio sia determinata dalla direzione e dalla intensità del vento. Alcuni monarchi che hanno portato a termine il lungo volo verso sud, intraprendono, dopo aver svernato il pericoloso viaggio di ritorno nella primavera successiva, seguendo tuttavia uno schema del tutto diverso da quella del viaggio di andata. I maschi provvisti di sperma maturo e le femmine contenenti le uova in via di sviluppo si dirigono separatamente verso settentrione a piccoli gruppi. Essi volano alti e veloci, senza curarsi di interrompere il volo per nutrirsi e consumando invece le riserve di grasso; a quanto pare fanno raramente sosta e volano di giorno e di notte. Alcune femmine si fermano a deporre le uova e non è affatto certo che continuano a migrare .

 Si ignora pure quante siano in percentuale le farfalle che, dopo aver svernato a sud, fanno effettivamente ritorno alle località di riproduzioni settentrionali, e  quante invece appartengono a generazioni successive e siano state  generate durante il periodo invernale, nei siti meridionali.